navigare necesse est, vivere non necesse
è un vecchio proverbio latino, che come tutte le cose eterne trova applicazione anche ai nostri giorni:
navigare nella rete è ciò che è neccessario, più di vivere una vita reale.
o no?
i latini intendevano che il mare ha un fascino tale, da essere esso stesso vita, anzi il senso dell'esistenza, a tal punto da annullare il bisogno di ogni altra cosa.
il nostro mare è asettico, non odora di pesce e alghe, non ci tormenta con la dissenteria e lo scorbuto, ma ci dà lo stesso male, la stessa ansia di cercare ed esplorare il deserto attornao a noi, un deserto liquido, di informazioni superficiali o profonde.
la stessa illusione di conoscere persone e cose, di renderci saggi e esperti della vita.
cerchiamo la necessità dei nostri pensieri, l'allarme di stupidi desideri, sirene bellissime di nebbia, che nascondono la nostra felicità perduta, che in realtà non esiste.
non è data a noi e nemmeno agli dei.
e non importa, quello che importa è muoversi, esplorare, vedere il tramonto e poi l'alba, mai nello stesso luogo.